Winston Churchill: The Painter, la mostra inaugurata alla Wallace Collection lo scorso 23 maggio ha sorpreso la critica riscuotendo un grandissimo successo sia tra gli specialisti che tra gli appassionati dello statista inglese.
Un viaggio alla scoperta di Churchill attraverso 50 tele, la metà provenienti da collezioni private, che mostrano uno spaccato intimo e personale dell’uomo, del politico, dell’artista.
Dalla prima tela del 1915, composta all’età di 38 anni per superare la crisi militare, politica e personale dei Dardanelli, fino ai paesaggi della Provenza realizzati in età matura, già 80enne.
Una mostra unica nel suo genere che raccoglie un numero e una varietà di opere eccezionale, curata magistralmente dal direttore della Wallace Collection Xavier Bray e dalla curatrice dell’area Dipinti Lucy Davis, e visitata in anteprima dal Presidente dell’International Churchill Society Italia Salvatore Murtas insieme a un ristretto gruppo di giornalisti e operatori.
«I dipinti di Churchill rivelano una personalità gioiosa e intima dello statista – rivela Bray. Questo a dimostrazione del fatto che la creatività può essere al tempo stesso conforto personale e forza culturale, e che persino una figura monumentale come Churchill trovava giovamento davanti a una tela.»
Winston Churchill: The Painter ripercorre l’evoluzione artistica di Churchill – autore di oltre 500 tele in 50 anni di attività – a partire dagli esordi incerti alle opere più mature e audaci, rivelando un pittore di grande versatilità. Dalle scene di guerra dai toni cupi delle trincee francesi, ai luminosi porti mediterranei della Provenza, accanto a nature morte, a scorci di vita mondana inglese, e alle spettacolari vedute marocchine che Churchill dipinse anche come doni a fini diplomatici.
«Devo ammettere che amo i colori luminosi… Non posso pretendere di essere imparziale quando si tratta di colori. Provo una vera gioia di fronte a quelli più brillanti.»
Proprio queste ultime rappresentano uno spaccato interessante nella sua tecnica artistica. Le celebri vedute di Marrakech, dell’Hotel Mamounia, della Moschea della Koutoubia e delle montagne Atlas testimoniano una sicurezza e una vitalità espressiva che rappresentano il culmine della sua maturità artistica. In queste opere, che considerava tra le migliori mai realizzate, Churchill esplora il contrasto cromatico tra la pianura arida, il verde della vegetazione e le montagne innevate sullo sfondo.
Infatti Churchill visitò Marrakech sei volte tra il 1935 e il 1959 e, nel gennaio del 1943, convinse il presidente americano Roosevelt ad accompagnarlo nella città marocchina. Il dipinto realizzato per il presidente durante quel viaggio fu l’unico che Churchill eseguì nel corso della Seconda guerra mondiale.
«Churchill si dedicò alla pittura con un’intensità paragonabile a quella che caratterizzò la sua vita politica – afferma Davis – anche se si rivolse alla pittura per ragioni molto diverse. Ne emerge il ritratto di un artista che inizia con cautela, ispirato da Lavery e Nicholson, per poi sviluppare un linguaggio visivo sorprendentemente personale e audace.»
C’è anche un po’ d’Italia nella mostra alla Wallace Collection. Due tele, una che ritrae i canali di Venezia ed una sul Lago Maggiore, dipinte nel 1951 la prima e nel 1945 la seconda, mostrano la vitalità dei colori che fanno da contraltare alla placidità delle scene, in quella che può senz’altro essere interpretata come una catarsi interiore.
In mostra anche alcuni degli “attrezzi del mestiere” utilizzati da Churchill, come il cavalletto che portava sempre con se, il proiettore che utilizzava per le fotografare dei paesaggi che non riusciva a dipingere in loco o doveva concludere in un secondo momento, i suoi pennelli e alcuni oggetti utilizzati per le sue nature morte.
Winston Churchill: The Painter è aperta fino al 29 novembre 2026. Per informazioni e prenotazioni visita www.wallacecollection.org
































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