“La guerra non è imminente”

Winston Churchill Step by Step

Quarto articolo tratto dal volume Step by Step, dal titolo originale di War is not imminent, pubblicato originariamente il 15 ottobre del 1937 e poi incluso nel volume di articoli scritti da Winston Churchill nel triennio antecedente la Seconda guerra mondiale.

In questo breve articolo, Churchill parla del pericolo della ‘diplomazia della forza’ utilizzata da Mussolini per avanzare il proprio progetto di espansione dell’influenza dell’Italia nello scacchiere internazionale e di controllo del Mediterraneo.
Le relazioni tra Regno Unito e Italia, in un momento storico in cui ancora si sperava di poterla sottrarre alle lusinghe della potenza militare della Germania nazista, iniziano ad apparire piuttosto tese.
Il testo originale è stato tradotto nel modo più fedele possibile per facilitarne la fruizione.


LA GUERRA NON È IMMINENTE (da Step by Step
)

15 ottobre 1937

Il timore degli uomini e delle donne comuni, in molti Paesi, è che le loro case, i loro piaceri, la loro concezione del giusto e dello sbagliato, il loro intero modo di vivere e i loro mezzi di sussistenza, vengano infranti in un futuro non lontano dalla guerra. Abbiamo già visto come questa paura possa riflettersi nei mercati finanziari. Essa potrebbe benissimo diventare un fattore che contribuisce a trasformarla in realtà. È dunque un obiettivo di grande importanza attenuare questa paura. Eppure nessuno desidera essere colto di sorpresa. Tra il vivere in un Paradiso degli sciocchi o in un Inferno degli sciocchi dovrebbe esistere uno spazio intermedio, fosse anche solo un Purgatorio per sciocchi.

Uno scrittore americano di malattie nervose ha tracciato una chiara e giusta distinzione tra ciò che egli chiama Fearthought (pensiero della paura) e Forethought (precauzione). Il pensiero della paura è un’inutile preoccupazione per ciò che non può essere evitato o che probabilmente non accadrà mai. La precauzione è l’adozione dei migliori mezzi a disposizione per scongiurare i pericoli o per superarli se dovessero presentarsi. Ciò di cui abbiamo bisogno ora è essere vigili e prepararci senza panico, freddezza di pensiero ma non di cuore, né incertezze.

Tre o quattro anni fa io stesso ero un deciso allarmista. Cercai di far comprendere a tutti i pericoli che stavano per abbattersi sul mondo e di scuotere il Parlamento e il Governo — che ingannava il Parlamento — sulla necessità di riarmarsi. In quei giorni il pericolo era lontano e il tempo abbondante. Ora i pericoli sono più chiaramente definiti, e allo stesso tempo si fanno grandi sforzi per affrontarli. Questo, quindi, non è il momento di esagerarne la gravità. Al contrario, [tali pericoli] devono essere affrontati con coraggio.

Nonostante i rischi insiti in ogni profezia, dichiaro la mia convinzione che una grande guerra non sia imminente, e credo ancora che ai nostri giorni vi sia una buona possibilità che nessuna guerra di grandi proporzioni abbia nuovamente luogo. Inoltre, credo che la Gran Bretagna, specialmente se sostenuta dagli Stati Uniti, possa svolgere un ruolo decisivo nel dissipare lo spettro della guerra. Se si fosse armata per tempo, esso non sarebbe oggi l’incubo delle capitali d’Europa.

Volgiamo [l’attenzione] dunque alla situazione vicina e immediata nel Mediterraneo. Possiamo dar per scontato che il signor Mussolini non desideri rimanere invischiato in una guerra con la Gran Bretagna, e ancor meno con Gran Bretagna e Francia insieme. Ciò che egli desidera è aumentare gradualmente la propria presa sul Mediterraneo in tempo di pace, fortificando e predisponendo basi navali e aeree in vari punti del territorio italiano, in particolare nell’isola di Pantelleria; creando un grande esercito altamente meccanizzato in Libia, e costruendo anche solide basi navali e aeree, se possibile, su entrambe le sponde del Mar Rosso. Egli lavora a tutto questo con grande energia, e molto è già stato realizzato.

La situazione nelle Isole Baleari è un’estensione di questa politica italiana, sorta dal conflitto spagnolo. Si ritiene che forze italiane siano raccolte a Maiorca, che è tenuta da Franco, e che un attacco delle truppe di Franco, con l’assistenza italiana, possa essere diretto contro Minorca, con il suo famoso porto militare di Port Mahon, la cui perdita costò la fucilazione all’ammiraglio Byng 150 anni fa. È certo che un controllo italiano, sotto qualsiasi forma, delle Isole Baleari comprometterebbe la sicurezza nazionale della Repubblica francese. Esso chiuderebbe il Mediterraneo al passaggio delle forze africane francesi, che svolgono un ruolo sostanziale ed essenziale nella difesa del confine settentrionale francese. Non c’è dubbio che la posizione delle Baleari sia osservata da chi è responsabile della difesa francese come una questione di primaria importanza.

È estremamente importante che il signor Mussolini non abbia alcuna illusione al riguardo. Egli è impegnato in quella che viene chiamata “diplomazia della forza”, e finora sta ottenendo, passo dopo passo, quasi tutto ciò che desidera grazie ad essa. Ovunque si trovi di fronte alla volontà ferma della Gran Bretagna e della Francia, come a Nyon, si ritira diplomaticamente e tenta un nuovo punto di avanzata. Ma il pericolo sta nel fatto che egli potrebbe ben credere che, di fronte a una minaccia diretta di guerra, il Governo britannico indietreggerebbe, come fece nella controversia abissina. Finora egli è stato straordinariamente abile nel vasto progetto di espansione e di controllo del Mediterraneo, secondo cui guida l’Italia. Se in qualsiasi momento, in questi mesi colmi di tensioni, la Francia o la Gran Bretagna si separassero [negli intenti] l’una dall’altra, anche solo in apparenza, egli potrebbe essere spinto a qualche atto di imprudenza dal quale un passo indietro sarebbe impossibile. È dunque assolutamente vitale per la nostra sicurezza e per la pace del mondo che il Governo britannico e quello francese agiscano nel Mediterraneo nel più stretto accordo possibile, e che non lascino al signor Mussolini alcun dubbio circa i punti sui quali, in ultima istanza, si sentirebbero obbligati a resistere.

Nulla avvicinerebbe di più la guerra che l’impressione che le due nazioni parlamentari si lascino spingere da un punto all’altro, assistendo impotenti al deteriorarsi dei loro interessi nel Mediterraneo, e che in nessun caso si difenderebbero unite con la forza. Se Gran Bretagna e Francia unitamente facessero rimostranze assolutamente chiare, precise e categoriche riguardo a iniziative che sarebbero considerate intollerabili, è quasi certo che i loro desideri verrebbero rispettati. Non si può dare per scontato che, col passare del tempo, l’equilibrio generale degli armamenti europei diventi più favorevole alle nazioni parlamentari. Come fu ben scritto: “Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui.” [ndr. Matteo 5-25]


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