Il nostro Patrizio Giangreco ha recensito per noi il nuovo volume ‘La maledizione italiana – La guerra di Churchill contro De Gasperi’.
LA MALEDIZIONE ITALIANA
La guerra di Churchill contro De Gasperi, le trame per il controllo del Medio Oriente e del Canale di Suez, la lunga storia di una ribellione stroncata.
M.J. Cerenghino – G. Fasanella
(Milano – Maggio 2025)
pp. 282 €18,50
Gli Autori di questo libro costituiscono una coppia che si è occupata in precedenti lavori dei legami tra Italia e Regno Unito approfondendo aspetti riferiti a precisi periodi storici che hanno visto i due Paesi, con il contorno di altre nazioni, in primo piano in vicende che hanno segnato la storia del ‘900.
Le precedenti opere riportano titoli emblematici dei contesti che essi vogliono sviscerare e narrare con uno stile giornalistico (Il Golpe Inglese, 2011 – Colonia Italia, 2015 – Nero di Londra, 2022).
Gli Autori sono esperti “navigatori” di archivi, e il loro lavoro è caratterizzato da una identificazione delle fonti principali e anche secondarie, tutte precisamente riportate e citate, in modo che il testo del libro acquisisce una sorta di tecnica narrativa scorrevole e facilmente riscontrabile nelle varie parti a cui si riferiscono.
Partendo dalle ultime vicende della seconda guerra mondiale che hanno riguardato l’Italia, il libro procede ad analizzare gli accadimenti sia militari che politici.
Lo sbarco in Sicilia e la svolta italiana
Il 14 luglio 1943 gli alleati lanciano l’operazione “Husky” che si concretizza con lo sbarco in Sicilia delle forze angloamericane. Da quel momento, che viene considerato un “giro di boa”, si innesca una rapida serie di eventi che condurranno, non senza sforzi immani, alla fine della Seconda Guerra Mondiale in Europa.
Mentre si compie la parte “militare” della guerra, gli statisti che fino ad allora l’hanno condotta pensano a quello che sarà il “dopoguerra” e a come lasciare ai propri popoli non soltanto macerie ma solide basi politiche e sociali su cui ricostruire.
Nel febbraio 1944 e nel luglio-agosto 1945 si tennero a Yalta e Potsdam le rispettive conferenze nelle quali i “Tre Grandi” delinearono i rispettivi futuri assetti territoriali. Da notare che nella conferenza di Potsdam il Presidente USA non era Roosevelt, morto ad aprile di quell’anno senza aver potuto completare il suo terzo mandato e sostituito da Truman, mentre è notorio come Churchill, che aveva momentaneamente abbandonato la conferenza per seguire a Londra le elezioni politiche e le aveva perse, non ritornò a Potsdam, venendo sostituito dal leader laburista Clement Attlee.
La questione di quali politiche l’Italia doveva percorrere e mettere in pratica fu qualcosa che venne a galla subito dopo la caduta di Mussolini e, ancor di più, subito dopo l’armistizio.
Un’Italia monarchica e anticomunista
La parabola che l’Italia ha percorso negli ultimi cinque anni l’ha portata da dittatura in guerra a fianco della Germania e contro gli Alleati, a paese che si sgancia dal cosiddetto “Patto d’Acciaio”, a “co-belligerante” con gli Angloamericani – anche se sul ruolo di co-belligerante c’è molto da discutere, soprattutto in relazione all’armistizio e alla dichiarazione di guerra alla Germania voluta categoricamente dagli a Alleati.
Questo susseguirsi di assetti avviene a prescindere dallo status di monarchia che l’Italia conserva in questi anni sotto l’immutata egida della dinastia dei Savoia, forse fatto unico nella storia delle monarchie occidentali fin dal medioevo, allorquando a un re perdente subentrava il re che lo aveva vinto. Adesso sembra che si voglia forzare la storia ad andare per un altro verso.
Benché nelle fotografie dei summit tra i “Tre Grandi” si pensa di scorgere facce sorridenti e atteggiamenti cordiali, dietro a questo sipario si svolge una lotta tutt’atro che promettente.
La posizione di Churchill sulle questioni che sorgeranno nell’immediato dopoguerra risulterà ben chiara. Sir Winston è totalmente e visceralmente anticomunista (malgrado gli atteggiamenti cordiali negli incontri con Stalin, che gli farà preparare la torta di compleanno quando questo cadrà durante la conferenza di Teheran), appoggia in maniera incondizionata la conferma della monarchia in qualunque forma si intenda confermarla. Quella più consona al passato e al futuro dovrebbe consistere nell’abdicazione di Vittorio Emanuele III a favore del figlio Umberto principe di Piemonte.
In questo contesto occorre considerare un importantissimo elemento che con la sua autorevolezza potrebbe costituire la risoluzione del problema: il pontefice Pio XII.
Anche Eugenio Pacelli è infinitamente preoccupato dal pericolo comunista che potrebbe compromettere la vittoria occidentale della Seconda Guerra Mondiale. Il Pontefice nutre anch’egli di un odio viscerale per i comunisti (benché “odio” è una parola che non dovrebbe essere mai financo contemplata dal lessico di un Papa) e lo ha definitivamente dichiarato confermando nel 1949 la scomunica per tutti i cattolici che dimostrano simpatie comuniste. Questo odio del Papa è attribuibile al periodo in cui l’Arcivescovo Pacelli era nunzio apostolico in Baviera e poi in Germania, allorquando si vide puntare una pistola da parte del leader spartachista Siedl, atto a cui il nunzio reagì con estrema freddezza.
L’Italia è ormai caratterizzata da una posizione davvero singolare e forse irrisolvibile, certamente una posizione da dover al più presto risolvere.
Adesso ci troviamo in due distinte condizioni che i personaggi al vertice devono rapidamente risolvere. Da una parte c’è la Gran Bretagna, prossima vincitrice della Guerra, che attraverso il suo leader fa capire chiaramente la contrarietà a offrire accordi all’ Unione Sovietica ma a preservare il ruolo della monarchia italiana in modo da non alterare lo statu quo ed evitare quindi derive comuniste nel prossimo nuovo stato. Dall’altra c’è un’ipotetica nuova Italia che si sente (o la fanno sentire) obbligata, a fronte degli esiti della guerra, a compiere un cambio di passo soprattutto per ciò che riguarda un nuovo assetto costituzionale: monarchia o repubblica.
Tra le due situazioni, quella che presenta maggiori probabilità di attuazione è l’intesa tra Gran Bretagna e Vaticano. Churchill dimostra grande ammirazione per Papa Pacelli, e lo dimostrerà nel viaggio che compirà in Italia nell’agosto 1944. Sir Winston avrà in Vaticano un lungo colloquio come ne avrà un altro al Quirinale col principe Umberto allora Luogotenente del regno.
L’altra compagine politica che si inserisce in quella che ormai è diventata una competizione che viene inquadrata come un referendum per la scelta della forma istituzionale e come una votazione per la scelta dei componenti dell’Assemblea Costituente che nel giro di qualche dovrà emettere la nuova Costituzione.
De Gasperi entra in scena
A questo punto entra in campo una persona finora nascosta che nel giro di pochi mesi riesce a porre sul tavolo una seconda visione delle cose, questa persona è Acide De Gasperi, allora “ospite” del Vaticano che ricambiava l’ospitalità svolgendo il lavoro di bibliotecario della Biblioteca Vaticana.
De Gasperi ha un passato politico di buon livello, è trentino di nascita e è stato deputato nel parlamento austriaco. E’ stato allievo prediletto di don Luigi Sturzo che lo lancia nel presente agone politico. De Gasperi si pone come coordinatore dei partiti antifascisti che componevano il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), e ciò non va a vantaggio dei rapporti (anche e soprattutto personali) col Pontefice.
L’esito del referendum e delle elezioni dell’Assemblea Costituente non danno adito a equivoci, oltre alla fine della monarchia anche l’assetto politico della Repubblica Italiana esprime un quadro parlamentare che spinge nell’angolo i partiti di estrema destra a vantaggio di un gruppo libera-social- democratico che allontana definitivamente De Gasperi da quelli che furono i precedenti rapporti di assoluta fedeltà al Pontefice. In tale quadro trova inaspettato consenso il partito comunista di Togliatti che riesce a evitare reazioni rivoltose da parte dei suoi seguaci all’attentato che stava per costargli la vita.
Il vecchio Impero, quello nuovo, e l’Italia nel mezzo
Il libro, con un avvincente taglio romanzesco, entra poi nella descrizione approfondita delle fasi storiche che dall’immediato dopoguerra conducono ai primi anni ’50. Il capo del governo continua ad essere De Gasperi, avendo vinto sia le elezioni politiche dell’aprile 1948 che quella del maggio 1951, ma lo stesso Churchill ritorna a Downing Street nell’ottobre dello stesso anno.
E’ un periodo questo, per la politica italiana, estremamente interessante e ricco di opportunità. L’Italia, sotto l’egida americana – ma non quella inglese – ha un ruolo attivo nella politica post coloniale da cui derivano la questione della disponibilità di petrolio che deve sostituire i combustibili fossili, il controllo delle ex colonie, la compravendita di quegli armamenti che, malgrado le clausole dell’armistizio l’Italia è riuscita a esportare soprattutto verso l’Egitto.
Nell’ultima parte del libro gli Autori dettagliano la posizione del governo italiano nei confronti di entrambi gli Alleati. De Gasperi non ha mai nascosto la sua predilezione per gli USA, fin da quando compì la sua prima visita a Washington nel gennaio 1947 in cui, nel discorso che fece al Congresso in cui dichiarò che a fronte della posizione dell’Italia nel corso della seconda guerra mondiale era soltanto “la vostra cortesia a concedermi di essere presente a questa seduta e di potervi parlare”.
Come visto precedentemente, la Gran Bretagna fece di tutto per avere l’Italia dalla sua parte e Churchill, di cui era iniziato il suo secondo mandato nell’ottobre 1951, utilizzò la rete del SOE (Service Operation Executive) e la corrispondente italiana antifascista e monarchica per spostare a vantaggio dell’Impero Britannico l’asse di rotazione del mondo ma i tempi erano definitivamente cambiati.
Come noto, Churchill era un politico di matrice vittoriana – anche se il suo ingresso in parlamento coincise con la fase finale di quest’epoca – ma soprattutto era romanticamente legato all’Impero Britannico, al suo enorme territorio e a tutto ciò che costituiva quella gloriosa epoca. Negli ultimi anni del suo primo governo, coincidenti con la fine della guerra, dimostrò caparbio attaccamento all’Impero benché dovette assistere, suo malgrado, alla dichiarazione di indipendenza di India e Pakistan, cosa che lo addolorò moltissimo.
Petrolio, Medio Oriente e Mediterraneo
Intanto cominciano a proporsi e svilupparsi grandi temi in quella che negli ultimi anni di governo per entrambi i leader si rileverà come una vera e propria “guerra fredda” tra Churchill e De Gasperi.
In estrema sintesi, per non voler togliere al lettore l’interesse a svelare gli argomenti di sfida, negli anni di governo immediatamente successivi alla fine della guerra si pongono agli sforzi risolutivi dei governi, occorre considerare gli scenari del Mediterraneo e del Medio Oriente. In entrambi incombe la crisi del petrolio, che vedrà Italia e Regno Unito su posizioni opposto, così come l’affare della vendita delle armi all’Egitto.
Sul petrolio fu eclatante l’acquisto di petrolio greggio che il governo De Gasperi effettuò in Iran e che fece raffinare in Italia.
In entrambi i casi Churchill ingaggerà una vera e propria battaglia con De Gasperi, che vedrà l’espressione più “fredda” allorquando i due leader si incontreranno il 23 giugno 1953 in occasione del viaggio a Londra di De Gasperi per ricevere la laurea ad Honorem dell’Università di Oxford. Un incontro che avrebbe dovuto toccare i massimi sistemi ma si rilevò una visita di cortesia di meno di mezz’ora.
I rapporti tra governi italiani e governi inglesi dall’immediato dopo guerra non sono mai stati di assoluta cordialità e reciproca collaborazione – lo abbiamo visto con la dura e inflessibile posizione di Pio XII assecondata completamente da Churchill, mentre De Gasperi era palesemente allineato agli USA – e l’Italia ha sempre sofferto di un complesso di inferiorità verso l’Inghilterra che non l’ha mai considerata un paese “alla pari”. Gli inglesi non hanno mai nascosto il rancore verso una nazione che se avesse potuto non avrebbe esitato a bombardare il suolo britannico.
Il dopoguerra non ha cancellato completamente questa “patina”, benché sono innumerevoli i punti di incontro tra Italia e UK soprattutto nei campi culturali e artistici.





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