Agosto 1945 – Churchill e il mese più buio

Winston Churchill perde le elezioni del 1945

Dalla gloria planetaria arrivata con la resa della Germania nazista il 7 maggio, allo shock inaspettato della sconfitta elettorale del 26 luglio nel bel mezzo della conferenza di Potsdam. In meno di due mesi Churchill passava da paladino della libertà e della democrazia, a reietto della politica nazionale. La bruciante delusione che trasformò l’agosto di 80 anni in un periodo di profonda riflessione, e che Churchill superò anche grazie alla benefica sosta sul Lago di Como.

Tutto ebbe inizio il 15 giugno con l’inaugurazione della campagna elettorale, a 10 anni dall’ultima tornata elettorale e dopo 5 anni di governo di unità nazionale.
La strategia del Primo Ministro si puntellò su due temi che si rivelarono totalmente estranei alle istanze dell’elettorato – lotta contro l’Unione Sovietica, anche militare se necessario, e denigrazione del Partito Laburista e del rischio di derive liberticide. I Laburisti, in totale sintonia con la maggioranza del popolo inglese, invece promettevano espansione dello stato sociale e vasti programmi di ricostruzione.

La mattina del 26 luglio, giorno in cui sarebbero stati annunciati i risultati, Churchill si svegliò di buon’ora con quella che in seguito ricordò come “una fitta acuta, quasi un dolore fisico. Una convinzione fino ad allora inconscia, che saremmo stati sconfitti, esplose e dominò la mia mente… Il potere di plasmare il futuro mi sarebbe stato negato.”
A Churchill, che seguì i risultati dalla Map Room di Downing Street, ben presto fu chiaro che non sarebbe tornato a Potsdam. Il Partito Laburista ottenne una vittoria schiacciante, assicurandosi ben 393 seggi contro i 213 dei Conservatori.

La delusione fu grande. Clementine, cercando di rincuorarlo disse che la sconfitta poteva essere “una benedizione sotto mentite spoglie.” Churchill replicò sommessamente che “al momento sembra piuttosto ben mascherata.”

La sera stessa, la BBC trasmise la dichiarazione preparata da Churchill al notiziario delle 9.
La decisione del popolo britannico è stata registrata nei voti conteggiati oggi. Ho pertanto deposto l’incarico che mi era stato affidato nel momento più buio. Mi rammarico che non mi sia stato consentito di portare a termine il compito contro il Giappone. Per questo, tuttavia, ogni piano e preparativo è stato predisposto, e i risultati potranno giungere molto più rapidamente di quanto finora avessimo avuto ragione di attendere.
Immense responsabilità, all’estero e in patria, ricadono sul nuovo Governo, e dobbiamo tutti sperare che esso sappia sostenerle con successo.

Non mi resta che esprimere al popolo britannico, per il quale ho agito in questi anni pericolosi, la mia profonda gratitudine per l’incrollabile e costante sostegno che mi ha offerto durante il mio compito, e per le molte espressioni di gentilezza che ha manifestato verso il suo servitore.”

Il risultato elettorale si rivelò scioccante soprattutto fuori dal Regno Unito. I giornali di tutto il mondo aprirono sgomenti con la notizia, mentre Truman e Stalin si ritrovarono a chiudere la conferenza di Potsdam con Attlee, anche se gran parte delle decisioni strategiche – come l’utilizzo della bomba atomica sul Giappone – erano state accordate precedentemente con Churchill.

Gli avvenimenti delle settimane successive non facevano altro che acuire il senso di delusione. Le migliaia di lettere che arrivavano da amici, collaboratori, semplici cittadini, dall’Inghilterra e dal resto del mondo, per esprimere vicinanza e sgomento per il risultato elettorale erano scarsa consolazione.

Re Giorgio VI espresse per iscritto la sua gratitudine e amicizia, il Presidente Truman gli confessò di sentire la sua mancanza sulla scena internazionale nonostante la loro collaborazione fosse iniziata solo di recente.
E la resa del Giappone avvenuta il 15 agosto a seguito dell’utilizzo della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki portò Churchill, durante un tragitto in macchina con la sua segretaria Elizabeth Layton, a commentare con amarezza: “Dal momento in cui abbiamo lasciato la guida del paese non è stato preso alcun provvedimento che abbia influenzato questo risultato. Volevo essere io a vincere la pace.”

L’attività parlamentare portava a Churchill brevi momenti di soddisfazione. All’omaggio che il Primo Ministro Attlee gli rese il 16 agosto dichiarando ai Comuni che “il posto di Churchill sui libri di storia era garantito”, seguì il suo accorato appello al governo di non perdere le opportunità di cooperazione internazionale offerte dal periodo post-bellico, oltre all’analisi lucida delle motivazioni che avevano spinto gli Stati Uniti, in accordo con il Regno Unito, ad utilizzare la bomba atomica per piegare definitivamente la resistenza del Giappone.

Ma il disappunto e la frustrazione di non essere più al comando non si sopivano. Clementine scriveva alla figlia: “Non so spiegare come mai, ma nella nostra tristezza sembriamo finire sempre per avere delle discussioni invece di sostenerci a vicenda. È così infelice, e questo lo rende intrattabile…
Il tempo scorre lentamente e con fatica. È impossibile rendersi conto che non sono passate neppure tre settimane da quando tuo padre è stato estromesso dal potere. Affronta la cosa con cuore leonino.”

Le elezioni del 1945 passarono alla storia come il più grande esempio di ingratitudine democratica. E anche se Churchill dichiarava di non provare alcuna ostilità verso i suoi concittadini che ne decretarono la sconfitta elettorale, limitandosi a dire con la consueta magnanimità “hanno passato anni molto difficili”, quanto poi ammesso al Maresciallo d’Armata Alexander denota una certa amarezza.

Alexander, Comandante supremo alleato del Mediterraneo, invitò Churchill a trascorrere alcune settimane del mese di settembre nella Villa delle Rose, l’ex quartier generale di guerra sulle rive del Lago di Como. Rimase con lui un fine settimana a dipingere, e in quell’occasione Churchill si aprì: “Quando non mi è stato rinnovato l’incarico, l’ho vissuta come una cosa molto dura, dopo tutto quello che avevo fatto.”
Poi, accennando un sorriso e indicando con la mano il paesaggio che stava dipingendo, aggiunse: “Ma la vita ha il suo modo di ricompensare… se fossi ancora in carica non sarei qui a godermi questo clima meraviglioso e questo paesaggio stupendo.”

I paesaggi idilliaci, il clima salubre, e la gioviale compagnia della figlia Sarah e del fedele Lord Moran aiutarono Churchill a superare gradualmente la grande delusione e a trovare la motivazione per affrontare il progetto letterario che ne cementò la leggenda.
È sul Lago di Como che Churchill si convinse a compilare le sue memorie belliche in quelli che sarebbero diventati i sei volumi della sua opera magna ‘La Seconda Guerra Mondiale‘.


Discover more from INTERNATIONAL CHURCHILL SOCIETY ITALIA

Subscribe to get the latest posts sent to your email.

Lascia un commento