Churchill e la bomba atomica

Winston Churchill e la bomba atomica

La felice ricorrenza degli 80 anni della fine della Seconda guerra mondiale porta con se un avvenimento drammatico che è doveroso ricordare. La scelta di utilizzare la bomba atomica per piegare definitivamente un Giappone allo stremo ma che non voleva arrendersi continua ad essere una ferita aperta.

Per questo è giusto sottolineare che la storia non si può analizzare senza il fondamentale contesto storico; il senno di poi porta a giudizi e conclusioni che risultano necessariamente estranei a chi la storia l’ha vissuta e influenzata in prima persona.
In particolare Winston Churchill, il quale nonostante nell’agosto 1945 fosse ormai all’opposizione, fu partecipe con Truman della decisione di utilizzare un ordigno nucleare come extrema ratio.

Proponiamo in italiano l’interessante analisi della reazione di Churchill alla notizia di Hiroshima e Nagasaki fatta da Kevin Ruane, autore di ‘Churchill and the Bomb in War and Cold War’, pubblicata sul sito ufficiale dell’International Churchill Society lo scorso 6 agosto.

Come reagì Churchill all’uso della bomba atomica

di Kevin Ruane

Il 6 agosto 1945, un bombardiere statunitense B-29 sganciò una bomba atomica sulla città giapponese di Hiroshima. Tre giorni dopo, gli Stati Uniti impiegarono una seconda bomba atomica contro Nagasaki. Meno di una settimana dopo, il 14 agosto, il Giappone si arrese. La Seconda guerra mondiale era finita. Ma come reagì Winston Churchill?

In qualità di Primo Ministro, Churchill sapeva meglio di chiunque altro che la bomba atomica non era un’arma come le altre. Riconobbe che rappresentava lo sfruttamento dei “segreti della natura, a lungo misericordiosamente nascosti all’uomo”, a fini bellici.

Inevitabilmente, la super-arma provocò un numero incredibile di vittime. Considerando insieme Hiroshima e Nagasaki, morirono all’istante oltre centomila persone, una cifra che sarebbe quasi raddoppiata entro la fine dell’anno, a causa degli effetti delle radiazioni sui sopravvissuti.

Tuttavia, per Churchill, il fine — la resa del Giappone senza la necessità di una costosa invasione da parte degli Alleati — giustificava i mezzi.

Due giorni dopo la resa di Tokyo, Churchill, ormai divenuto leader dell’opposizione, pronunciò alla Camera dei Comuni una serie di importanti dichiarazioni sulla bomba atomica.

È alla bomba atomica, più che a qualsiasi altro fattore, che possiamo attribuire la fine improvvisa e rapida della guerra contro il Giappone.”

Le bombe atomiche hanno salvato “un milione di vite americane e un quarto di milione di vite britanniche,” che sarebbero andate perse se l’invasione alleata prevista per l’autunno fosse stata portata a termine.

La decisione di usare la bomba atomica fu presa da me e dal presidente Truman a Potsdam.”

Infine, la bomba atomica non rappresentava un dilemma morale o etico, poiché “se i tedeschi o i giapponesi avessero scoperto quest’arma per primi, l’avrebbero usata contro di noi per annientarci completamente…”

In pubblico, negli anni successivi, Churchill non si discostò mai da queste affermazioni. Ma in privato il suo pensiero non era altrettanto intransigente. Ad esempio, la sua rappresentazione della questione come una scelta binaria — invadere il Giappone o usare la bomba atomica — è messa in discussione dai suoi stessi tentativi di porre fine alla guerra tramite altri soluzioni.

Inoltre, nonostante affermasse che l’uso della bomba atomica non gli avesse causato tormenti interiori, fu profondamente turbato dalla devastazione di Hiroshima e Nagasaki.


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