Il direttore del Churchill Archives Centre di Cambridge ci ha aperto le porte per una chiacchierata sul suo volume epistolare “Winston Churchill – Privata e confidenziale”.
Cento lettere che ripercorrono le fasi salienti della vita privata e pubblica di Winston Churchill. Il curatore del volume Allen Packwood ci racconta di come abbia utilizzato gli archivi che dirige per completare quest’opera che apre una finestra sul pensiero churchilliano, e su come lo statista inglese abbia vissuto momenti chiave della storia del novecento. “Winston Churchill – Privata e confidenziale” (“Letters for the Ages” il titolo originale) è un resoconto che entra nell’intimità del personaggio attraverso le parole scritte agli affetti più grandi, ai collaboratori più stretti, agli statisti più rilevanti del suo tempo.
Il nostro Presidente Salvatore Murtas ha incontrato Allen Packwood nella bellissima sede del Churchill Archives Centre.
In Conversazione con Allen Packwood
“Winston Churchill – Privata e confidenziale” è il tuo unico libro tradotto e disponibile per il pubblico italiano. Ci concentreremo su questo volume molto interessante, ma parleremo anche del tuo ultimo volume “Churchill’s D-Day”, e chissà che le case editrici italiane non vengano incuriosite e si facciano avanti per tradurre anche questo.
Per “Privata e confidenziale”, che abbraccia tutta la vita di Churchill, hai selezionato cento lettere, dalla sua infanzia fino agli ultimi anni. Quanto è stato difficile intraprendere questo compito e selezionare proprio quelle cento lettere?
È stato in realtà un compito molto interessante, ma anche estremamente difficile.
Come sicuramente saprai, Churchill ha prodotto un’incredibile quantità di materiale durante la sua vita. La sua biografia ufficiale conta 8 volumi più 23 volumi complementari. L’archivio, che ho la fortuna di curare qui a Cambridge, consiste in circa duemilacinquecento scatole.Quindi, come si fa a condensare tutto? Quello che ho cercato di fare, in un certo senso, è di offrire un modo di approcciarsi al tema per coloro che magari sarebbero intimoriti dall’idea di leggere l’intera biografia ufficiale, e fornire loro un assaggio di Churchill con le sue stesse parole, permettendo così di vederne lo sviluppo durante i suoi incredibili 90 anni di vita e una carriera pubblica fatta di tanti alti e bassi.
Ma sarò onesto: la selezione si potrebbe rifare molte volte, sempre in modo diverso. Quindi, in realtà, queste sono lettere che hanno particolarmente colpito e interessato me personalmente.
Più si legge su Churchill – e di Churchill – più il suo carattere appare complesso. E alcune di queste lettere offrono davvero una prospettiva diversa sull’uomo.
Trovo molto interessante che tu abbia scelto di includere anche lettere mai spedite, o perfino bozze. Una molto intrigante è quella indirizzata a Hugh Cecil. In quel momento Churchill era all’inizio della sua carriera politica, da appena tre anni in Parlamento, e si trovava nel bel mezzo di un’accesa disputa all’interno del Partito Conservatore sul libero scambio e sull’introduzione dei dazi. Questo lo portò a capire di non essere più in sintonia col suo partito.
Ci sono stati molti momenti della sua vita in cui Churchill aveva opinioni radicalmente diverse da quelle dei colleghi e non esitava a renderle note. Perché hai deciso di includere una lettera che, alla fine, non ha mai inviato?
È un’ottima domanda, e penso che la risposta sia, in parte, proprio perché quella lettera è meno conosciuta e non è stata pubblicata su altri volumi.
Ma anche perché è una lettera molto sincera, schietta e rivelatrice. E forse, riflettendoci, Churchill pensò di essere stato troppo schietto. Una delle cose che amo del mio lavoro e di poter avere continuo accesso al materiale d’archivio è proprio che si ha l’occasione di vedere la storia allo stato grezzo. Abbiamo le bozze e gli appunti dei grandi discorsi di Churchill, e si può osservare come li perfezionava, come apportava modifiche. Lo stesso vale per le bozze dei suoi molti libri e articoli di giornale.
Volevo trasmettere un pò di tutto questo anche attraverso la corrispondenza. Churchill era una persona per cui le parole contavano, era davvero un maestro della parola scritta e di quella parlata. In questo libro ho voluto mostrare come affrontava la sua corrispondenza: cosa sceglieva di includere e cosa no. In molte lettere abbiamo inserito anche le cancellature e le aggiunte, in modo da dare al lettore una percezione dell’evoluzione del suo pensiero e del perché cambiava certe cose.
È molto affascinante: questa lettera mostra autocontrollo, nonostante fosse politicamente ancora acerbo. Le sue opinioni sono taglienti, ma dimostra già di possedere giudizio e acume politico, di capire l’importanza delle sfumature e del fatto che non fosse opportuno inviare quella lettera. Alcuni politici moderni dovrebbero fare tesoro di questa lezione…
Sarebbe interessante visitare l’archivio di Cecil e vedere effettivamente cosa Churchill abbia mandato…
L’altro aspetto interessante di quella lettera è che rappresenta un momento cruciale all’inizio della carriera politica di Churchill. Come dicevi giustamente, è da poco in Parlamento, è un semplice deputato conservatore, ma ha già grandi ambizioni. Questo è un tema che si ritrova in diverse lettere.
Vuole lasciare il segno. Sta riflettendo su come farlo, e non è disposto a starsene zitto sui banchi arretrati del Parlamento, né ad accettare passivamente la linea del partito. Decide di mettersi al centro della campagna contro i dazi, una politica che era sostenuta dalla maggioranza del suo stesso partito. È una scelta molto coraggiosa. Ma rappresenta anche una costante della sua carriera politica.
Non aspetta che gli eventi accadano: cerca di influenzarli. E, una volta accaduti, si assicura che tutti ne siano informati, grazie ai suoi scritti e discorsi. In questa lettera si intravede l’ambizione di Churchill e la scelta di cambiare partito si rivela molto saggia. Il Partito Liberale, nel quale confluisce, vince le elezioni del 1906 con una vittoria schiacciante. E sotto Campbell-Bannerman, e poi Asquith, Churchill inizia la sua ascesa: viene nominato sottosegretario alle Colonie, e nel 1908 entra nel governo a soli 35 anni. È un momento decisivo per lui: la decisione di abbandonare il partito di suo padre e “attraversare il corridoio” della Camera dei Comuni. E poi, come si legge nel libro, lo farà di nuovo nel 1924, tornando tra i conservatori, spinto dal suo anticomunismo e antisocialismo. In quell’occasione, pare abbia detto: “Chiunque può cambiare partito, ma ci vuole una certa ingegnosità per farlo due volte”.
Verissimo. Eppure non credo fosse un calcolatore. Sapeva cosa voleva, sapeva esattamente dove si collocava, e sicuramente valutava anche ciò che l’opinione pubblica desiderava – come fa ogni politico, del resto – ma aveva il coraggio di sostenere le sue idee e la sua posizione. Non era certo uno di quelli che complottano dietro le quinte per raggiungere i propri scopi. Questo rivela un grande carattere, soprattutto se paragonato a molti politici moderni che preferiscono restare in disparte, criticando da lontano il Primo Ministro.
Un altro aspetto molto affascinante del libro, che aiuta davvero a comprendere questo individuo così complesso, sono le lettere private alle persone che amava, prima alla madre e poi alla moglie. Un lato di Churchill che pochi conoscono.
Tutti lo conoscono come un uomo forte, un leader politico e un grande stratega. Ma ho molto apprezzato il ritratto, soprattutto iniziale, di un giovane in cerca d’affetto, forse mai pienamente ricevuto dalla madre, come normalmente accadeva nell’epoca vittoriana. Perché hai deciso di includere queste lettere così intime?
Perché penso sia importante far capire che dietro l’icona Churchill c’è un essere umano, una persona. La maggior parte delle persone, quando pensa a Winston Churchill, lo associa alla Seconda Guerra Mondiale, al primo ministro burbero, con sigaro e whisky, come quello interpretato da Gary Oldman nel film L’ora più buia, ad esempio.
Ma inevitabilmente era, come tutti noi, un individuo molto più complesso. E credo che queste relazioni personali abbiano avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione. Hai giustamente menzionato la sua giovinezza – Churchill nacque nell’alta società vittoriana, e ciò significava che i suoi genitori erano figure distanti nella sua infanzia.
Fu cresciuto principalmente dalla governante, Mrs. Everest. L’unico vero compagno nei primi anni fu il fratello Jack, di lui molto più giovane. E penso che questo abbia avuto un forte impatto: gli ha dato indipendenza, fiducia in sé, ma anche un grande bisogno d’affetto, soprattutto quello del padre.
La morte prematura del padre nel 1895, a soli 45 anni, ebbe un’enorme influenza su di lui. Da un lato lo liberò: se fosse vissuto più a lungo, Churchill sarebbe rimasto sotto la sua ombra. Dall’altro lato, gli lasciò un forte desiderio di dimostrarsi degno del “fantasma” di suo padre, che durante l’adolescenza era stato molto critico nei suoi confronti – come si può leggere in alcune lettere nel libro. Capì presto che la carriera militare non era per lui. Voleva fare politica, raccogliere l’eredità del padre, dimostrarsi all’altezza della sua figura.
Prima di concludere vorrei parlare del tuo lavoro più recente. L’anno scorso, insieme a Lord Dannatt, hai pubblicato un libro molto interessante sul D-Day, intitolato “Churchill’s D-Day”, un ottimo resoconto del pensiero di Churchill a ridosso dell’invasione della Normandia. Purtroppo non esiste ancora una versione italiana, ma speriamo arrivi presto.
Tra le varie tematiche, mi incuriosisce il fatto che tu abbia cambiato approccio: sei passato da un libro che abbraccia l’intera vita di Churchill, a uno concentrato su un singolo evento. Perché questo cambio di prospettiva?
Non ci avevo riflettuto in questi termini, ma penso che tu abbia ragione. Direi che ci sono anche delle somiglianze tra i due libri. Una somiglianza ovvia è che entrambi si basano molto sull’archivio. In entrambi i volumi si cerca di tornare alle parole scritte da Churchill stesso, o da lui ricevute, per spogliarsi degli strati della storiografia e mettersi nella testa di Churchill nei momenti cruciali.
Un’altra somiglianza è che entrambi cercano di collocare Churchill in un contesto più ampio. Con “Privata e confidenziale” ho cercato di inquadrare il suo ruolo nella guerra nel contesto della sua vita intera. Con “Churchill’s D-Day” abbiamo voluto colmare un vuoto nella letteratura: molto è stato scritto sui primi anni di guerra, 1940-41, ma pochissimo su Churchill tra il 1944 e il 1945.
È curioso per esempio che Churchill appaia raramente nei film sul D-Day. Il focus è sempre sugli americani sulle spiagge francesi, come in Salvate il soldato Ryan. E quando appare, viene spesso ritratto negativamente – come nel film Churchill, con Brian Cox, che lo mostra intento a ostacolare lo sbarco. Una rappresentazione fuorviante, se non addirittura errata. Con Richard Dannatt abbiamo voluto documentare il suo approccio reale, cercando di rispondere a domande specifiche: qual è stato il suo contributo strategico? Cosa ha fatto per i preparativi? Come ha reagito all’operazione?
Ultima curiosità – su cosa stai lavorando attualmente?
In realtà, al momento non sto lavorando a nulla di preciso. Sono ancora nella fase di promozione del libro sul D-Day, e sono sempre felice di parlare del volume epistolare.
Ho un paio di idee, ma non sono ancora pronte.
Beh, magari un bel volume sull’Italia…La campagna d’Italia e l’intero approccio di Churchill alle vicende della penisola sarebbe un tema molto interessante, e si legherebbe perfettamente con quello sul D-Day.




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