Churchill, la Liberazione e la moltiplicazione dei partigiani

Winston Churchill insieme al Generale Mark Clark in Toscana - 19 agosto 1944

Nella foto, Winston Churchill in compagnia del Generale Mark Clark riceve un mazzo di fiori da Martha Fisher, una bambina inglese residente a Castiglioncello, Toscana – 19 agosto 1944

In questa giornata di festa per la nostra nazione, ci sentiamo in dovere di dare il nostro piccolo contributo nel ristabilire una verità storica per troppo tempo taciuta dai più, e troppo poco celebrata dalle istituzioni.

Si tratta del fondamentale, indispensabile contributo delle forze anglo-americane nella liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, e del ruolo in realtà marginale della Resistenza, alla quale invece è stato cucito addosso il merito di unico liberatore della nazione.

Si dice che Winston Churchill commentò la rivisitazione storica in una sua battuta dal tipico umore pungente: “gli italiani… 45 milioni di fascisti un giorno, 45 milioni di anti-fascisti quello seguente. 90 milioni che non mi pare fossero presenti nell’ultimo censimento.”
Vera o no tale affermazione, sicuramente rappresenta il sentimento di tanti che hanno a cuore la verità storica.

Una verità fatta di numeri: come ha ricordato ieri Marcello Veneziani nel suo articolo ‘Chi liberò veramente l’Italia’, nei 22 mesi della campagna d’Italia gli americani persero ben 200.000 uomini tra morti, dispersi e feriti. Le forze messe in campo da Churchill ne persero circa 45.000, con oltre 100.000 feriti, tra britannici e appartenenti al Commonwealth.
I partigiani caduti, secondo l’Anpi, furono 6.882.

Il paragone non vuole essere irrispettoso, ogni vita ha un valore inestimabile. Eppure, una nazione che non è in grado di riconoscere degnamente il sacrificio di 350.000 esseri umani che hanno dato la loro vita per una causa nobile come la libertà – libertà che ci apprestiamo oggi a festeggiare – dimostra di non essere ancora scesa a patti con il proprio passato.

Le perdite umane sono l’emblema più crudo dell’assoluta tragedia del conflitto. Ma non vanno dimenticate le persone che hanno combattuto e si sono portate le cicatrici della guerra per tutta la vita.
Per dare la dimensione del contributo anglo-americano alla liberazione dell’Italia, nei soli primi tre giorni della campagna d’Italia – campagna ideata e fortemente voluta da Churchill, e avviata con lo sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943 – ben 180.000 soldati Alleati misero piede sul nostro territorio. Lo sbarco in Normandia, per contro, ne vide “soltanto” 156.000!

Gli Alleati liberano Bologna il 21 aprile 1945

E la Resistenza? Nella primavera del 1944, quando le due armate Alleate composte da oltre 250.000 uomini erano arrivate nel basso Lazio, le stime ufficiali parlano di circa 12.000 partigiani. Nell’inverno dello stesso anno, mentre gli oltre 600.000 Alleati pressavano i nazifascisti in Emilia Romagna e nel resto del nord Italia, le stime parlano di 50.000 partigiani. Ad Aprile 1945, a poco meno di un mese dalla fine del conflitto, le stime della Resistenza parlano di 200.000 partigiani, mentre le forze Alleate erano di circa 1.300.000.

Oltre il dato numerico, che dimostra come sia fondamentalmente immorale celebrare la Liberazione omettendo il vitale contributo degli Alleati, un dato cruciale quasi mai citato è la totale inadeguatezza dell’equipaggiamento a disposizione dei partigiani, che mai sarebbero riusciti a contrastare la devastante superiorità del nemico se non fosse stato per i poderosi mezzi e armamenti degli Alleati che ne spianavano la strada. Con le forze nazifasciste già in fuga, gli Alleati spesso permettevano alle sparute forze partigiane di entrare in città per poterne dichiarare la liberazione, consentendo alla popolazione di riconquistare un minimo senso di dignità nazionale.

Comprendiamo e condividiamo i motivi che, alla risoluzione del conflitto, resero necessario conferire alla Resistenza un’importanza che i numeri dimostrano essere fuori posto, per non dire un falso storico. La necessità di ricostruire una nazione, sia nella sua realtà economica che in quella sociale, di rifondare il senso di stato e la dignità delle sue istituzioni e del suo popolo.

Eppure, a 80 anni di distanza è tempo di scendere a patti con la storia reale, ridimensionare il mito della Resistenza che ci siamo raccontati fino ad oggi, e con onestà restituire valore e dignità a chi ha contribuito in modo veramente decisivo alla liberazione del nostro Paese.

Nelle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “è importante tener viva la memoria di un periodo tra i più drammatici della nostra storia contribuendo in ampia misura a far conoscere e non dimenticare quanti hanno lottato per la difesa degli ideali di indipendenza e di libertà che permisero la liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista.”

Ci auguriamo che il contributo anglo-americano, fortemente voluto e coraggiosamente guidato da Winston Churchill, trovi il riconoscimento che merita nelle celebrazioni del nostro 25 Aprile.


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Risposta

  1. Avatar maurizio quaregna

    Analisi correttissima. Tra i partigiani vorrei soprattutto ricordare che, come l’organizzazione Otto di Genova e la Franchi guidata da Edgardo Sogno furono di supporto agli Alleati con il loro lavoro di intelligence.

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