“L’asse Roma-Berlino”

"Step by Step" di Winston Churchill

Secondo articolo tratto dal volume Step by Step, dal titolo originale di “The Rome-Berlin Axis”, pubblicato originariamente il 11 giugno del 1937 e poi incluso nel volume di pezzi scritti da Winston Churchill nel triennio antecedente la Seconda guerra mondiale.

Anche questo, come “Nelle acque del Mediterraneo” tratta delle relazioni tra Regno Unito e Italia, in un momento storico in cui ancora si sperava di poterla sottrarre al fascino ammaliante della potenza militare della Germania nazista.
Il testo originale è stato tradotto nel modo più fedele possibile per facilitarne la fruizione.

L’ASSE ROMA-BERLINO (da Step by Step)

11 giugno 1937

L’incoronazione è giunta al termine. Un nuovo Re e una nuova Regina hanno preso posto sul trono nel giubilo del popolo britannico. L’abdicazione è un lontano ricordo. Il Duca di Windsor si è sposato, come aveva deciso, con il buon auspicio di tutte le persone perbene della Gran Bretagna.

Dopo un periodo di fasti e di tensioni domestiche, il pubblico britannico potrebbe essere invitato a rivolgere nuovamente la propria attenzione all’Europa.

Come sono andate le cose in Europa mentre noi eravamo concentrati sui nostri affari interni? Personalmente, non sono mai riuscito a dimenticare l’Europa. Essa occupa continuamente i miei pensieri. Come possiamo evitare che la nostra vita felice, pacifica, libera e progressista venga distrutta da ciò che potrebbe accadere in Europa?

Nel frattempo, i martelli dell’armamento tedesco non hanno mai smesso di battere. Il flusso ininterrotto di armi distruttive è passato dalle fabbriche alle unità combattenti, composte da uomini coraggiosi, vigorosi e competenti, che migliorano il loro addestramento di mese in mese. L’esercito tedesco ha continuato a crescere, superando in numero quello francese. L’efficienza e la preparazione del corpo ufficiali tedesco continuano a migliorare. L’aeronautica militare tedesca, sia in quantità che in qualità, ha continuato a guadagnare terreno nei confronti di quella britannica.

È curioso notare come il Parlamento, che un anno fa sembrava sinceramente preoccupato per la nostra difesa, abbia ora dimenticato persino che potrebbe esistere un pericolo. Alcuni dicono: “Quanto aveva ragione il Governo a non farsi allarmare dai catastrofisti! Quanto aveva ragione a non creare un Ministero delle Forniture e a non sconvolgere la normale prosperità economica del Paese! È passato un intero anno e non è successo nulla. Quanto si sono ridicolizzati quelli che gridavano all’allarme!” Ma questo atteggiamento compiacente potrebbe presto essere scosso da riflessioni meno confortanti.

Qual è la natura esatta degli accordi tra Germania e Italia? Ecco due dittatori seduti sui loro troni, ben al di sopra delle masse comuni di uomini pacifici, ben disposti e gravati da pesi sempre più pesanti. Entrambi hanno molti uomini obbedienti. Entrambi sono a corto di denaro. Entrambi devono chiedere ai loro sudditi di stringere la cinghia. Entrambi si trovano di fronte all’inconveniente di sapere che, sebbene la Germania sia tutta per Hitler, vuole essere riconosciuta come Germania; e sebbene l’Italia sia tutta per Mussolini, desidera essere conosciuta come Italia.

Entrambi sono inquietati dal fatto che ampie sezioni delle loro popolazioni vorrebbero partecipare al generale progresso del mondo e che persino numerosi fascisti e nazisti sarebbero inclini a votare affinché “tutti possano godersi la vita”. Dittatori crudeli che tengono le loro popolazioni spossate sotto scasso! Quali saranno i loro rapporti personali?

Al centro di qualsiasi asse Berlino-Roma si avverte lo stridore della neutralità italiana allo scoppio della Grande Guerra e della sua successiva adesione agli Alleati nove mesi dopo. Su questo tema c’è molto da dire, e non tutto necessariamente da un solo punto di vista.

La Triplice Alleanza obbligava l’Italia a entrare in guerra al fianco di Germania e Austria. Ma un articolo segreto, noto solo alle più alte autorità tedesche e austriache, garantiva all’Italia il diritto di restare fuori da qualsiasi guerra che la vedesse opporsi all’Inghilterra. Questo articolo era ignoto al governo britannico e divenne di dominio pubblico solo dopo che l’Italia era già entrata nelle file degli Alleati. È la suprema giustificazione dell’onore italiano: esso giustifica completamente l’astensione dell’Italia dalla dichiarazione di guerra insieme alle altre due potenze della Triplice Alleanza. Nessun tedesco può dunque accusare l’Italia per questo motivo.

Molto più discutibile agli occhi tedeschi fu l’azione dell’Italia quando dichiarò guerra all’Austria e, successivamente, alla Germania nella primavera del 1915. Questo fu considerato in tutta la Germania un vile tradimento di obblighi solenni. In ogni caso, si può dire che la Germania diffida profondamente della buona fede degli italiani nei momenti del bisogno.

Non c’è dubbio che le relazioni tra Gran Bretagna e Italia non siano migliorate come si sperava nei primi mesi di quest’anno. Il signor Mussolini ha offeso le forze liberali e religiose in Gran Bretagna quando ha sottomesso gli Abissini. Ha infuriato le aree socialiste-laburiste, oltre ai liberali, quando è intervenuto in Spagna. Ha turbato i conservatori, suoi unici amici, quando, in sella al suo cavallo bianco, si è proclamato protettore dell’Islam.

Il nostro Re-Imperatore regna su più musulmani di quanti se ne possano trovare nel resto del mondo. Tutte le classi militari e conservatrici britanniche hanno una storica e profonda simpatia per i turchi. Combatterono i turchi con estrema riluttanza. Ma ora le relazioni tra Gran Bretagna e Turchia sono migliori che mai. Anche in India, i musulmani, di fronte alla violenta politica comunista di alcuni elementi del Congresso, guardano al potere imperiale come al loro vero punto di riferimento.

Perciò, grande fu l’offesa, anche se poco venne detto, quando il signor Mussolini si dichiarò protettore dell’Islam, avendo sotto il suo controllo solo una manciata di musulmani, peraltro per nulla soddisfatti.

D’altra parte, l’invito del Negus all’Incoronazione, il fermo rifiuto della Gran Bretagna di riconoscere la conquista italiana dell’Abissinia e le ripetute critiche dei giornali britannici di sinistra sul comportamento delle truppe italiane in Spagna hanno alimentato una lunga propaganda anti-britannica in Italia. Ma coloro che sostengono l’accordo mediterraneo tra Gran Bretagna e Italia cercano continuamente opportunità per dissipare queste evidenti tensioni.

Riusciranno nel loro intento, o ci troveremo tutti esposti alla sfida dei due tormentati dittatori alla guida di due nazioni impoverite e armate fino ai denti?

Chi può avere la presunzione di rivelare il futuro, e chi verrebbe creduto se descrivesse ciò che ha visto? È evidente che ci stiamo avvicinando a un momento della storia europea in cui la Società delle Nazioni, se adeguatamente sostenuta, potrebbe giocare un ruolo fondamentale e forse decisivo nella prevenzione di una brutale prova di forza.

Come possiamo altrimenti schierare forze adeguate, e se possibile travolgenti, contro un’aggressione sfrontata e non provocata, se non attraverso una grande alleanza di popoli che aspirano alla pace sotto l’egida di un’autorità internazionale?

Si resta sorpresi nell’udire discorsi vani e superficiali contro la Società delle Nazioni in alcuni ambienti politici e della società civile londinesi. Solo un’unione tra i paesi europei che si estenda gradualmente a un’unione mondiale contro la guerra può scongiurare la catastrofe che, passo dopo passo, giorno dopo giorno, si avvicina inesorabilmente. Ritengo che, al momento, un’alleanza di carattere offensivo o anche solo difensivo tra Italia e Germania sia ancora lontana dall’essere realizzata.

C’è ancora tempo per costruire un’Europa migliore. C’è ancora tempo per risolvere le dispute attuali. C’è ancora tempo, se tutti gli sforzi pacifici risultassero vani, per forgiare e saldare una grande alleanza per il diritto e la giustizia internazionale, che potrà porre fine alla corsa agli armamenti, scongiurare la guerra e dissuadere gli scellerati in ogni angolo della terra.


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