“Nelle acque del Mediterraneo”

"Step by Step" di Winston Churchill

Questo articolo dal titolo originale di “In Mediterranean waters”, pubblicato il 13 novembre del 1936 e poi incluso nel volume Step by Step, è uno dei vari brani scritti da Winston Churchill nel triennio antecedente la Seconda guerra mondiale utile a capire gli eventi che hanno portato allo scoppio del conflitto.

Di particolare interesse per noi sono gli articoli relativi alle relazioni con l’Italia, passata da uno status di nazione amichevole a quello di rivale a partire dall’invasione dell’Abissinia.
Abbiamo tradotto il testo di questo primo articolo che ha per protagonista l’Italia nel modo più fedele possibile per facilitarne la fruizione.

NELLE ACQUE DEL MEDITERRANEO (da Step by Step)

13 novembre 1936

Quest’anno, così fatale per il futuro dell’Europa, le relazioni tra la Gran Bretagna e l’Italia nel Mediterraneo giocano un ruolo importante.

Per oltre duecento anni, con solo brevi intervalli, la Marina britannica ha detenuto il comando del Mare Interno. Quando, a metà del XIX secolo, l’Italia unita cominciò a sorgere grazie al genio di Cavour e al valore di Garibaldi, dalla frammentata collezione di stati italiani e papali, il processo fu osservato con entusiasmo dalle democrazie di Inghilterra e Francia. Fu protetto dalla flotta britannica. Fu aiutato dall’esercito francese. Nel trattato originale della Triplice Alleanza stipulato dall’Italia più di cinquant’anni fa, una clausola segreta stabiliva che l’Italia non avrebbe mai accettato di essere portata in guerra contro la Gran Bretagna. Durante la Grande Guerra, gli eserciti delle due democrazie occidentali, per terra e per mare, e la ricchezza della Gran Bretagna, sostennero il vigoroso sforzo italiano contro i suoi ex alleati teutonici.

Dopo la guerra, sorsero gelosie tra Francia e Italia, ma fino all’estate del 1935 nessuna ombra aveva mai oscurato l’ampio raggio dell’amicizia anglo-italiana. Anche le dispute italiane con la Francia erano state soddisfacentemente risolte all’inizio del 1935, e sembrava che la pace e l’accordo tra le potenze del Mediterraneo fossero una caratteristica definita della vita europea.

Com’è diverso lo scenario oggi! La Gran Bretagna, nell’adempimento dei suoi obblighi secondo il Patto della Società delle Nazioni, si trovò coinvolta in un’accesa ostilità con l’Italia per la conquista dell’Abissinia. Le minacce italiane di distruggere Malta e di scacciare la flotta britannica dal Mediterraneo furono accompagnate da decise indicazioni che la Gran Bretagna avrebbe potuto interrompere le comunicazioni tra l’Italia e il suo grande esercito in Abissinia, sia nel Mediterraneo che nel Canale di Suez. Per alcuni mesi, ricchi di tensione, l’eventualità della guerra incombeva su entrambi i Paesi. Il pericolo passò. Nessuna azione fu intrapresa dalla flotta britannica e l’Italia completò la conquista dell’Abissinia. Nel bene o nel male, quell’episodio nelle relazioni anglo-italiane si è chiuso. Ha lasciato dietro di sé un’eredità malvagia e pericolosa.

Né la Gran Bretagna né l’Italia si sentono sicure nel Mediterraneo. Ognuna ha il potere di infliggere gravi danni all’altra. Il signor Mussolini si è concesso una serie di ben pubblicizzati flirt con il nazismo tedesco, e nessuno può dire con certezza se ciò faccia parte di una consolidata politica di ostilità verso Gran Bretagna e Francia, o un riposizionamento preliminare verso una rinnovata amicizia. Ma, in modo ancora più profondo in Italia si sta facendo largo la convinzione, accuratamente fomentata, che la Gran Bretagna sia una potenza in via di declino, indebolita dalla democrazia, corrotta dai pacifisti, e che i suoi grandi possedimenti e il suo posto preminente nel Mediterraneo costituiscano la futura eredità dell’Italia fascista. Se questo diventa il punto di vista consolidato in Italia, sembra improbabile che si possa evitare una grave disputa.

Questa spiacevole eventualità è ulteriormente aggravata dallo sviluppo della forza aerea come arma principale della guerra. Le vecchie disposizioni navali sono chiaramente insufficienti a garantire la posizione della Gran Bretagna nel Mediterraneo. La flotta britannica, senza un forte supporto aereo e senza basi adeguate, sarebbe esposta a pericoli molto seri. Per mantenere la sua sicurezza, saranno necessari grandi sforzi in questo nuovo ambito. Questi sforzi naturalmente generano nuove irritazioni e preoccupazioni da parte dell’Italia e tendono a rendere la sua politica più distante sia nel Mediterraneo che sul palcoscenico europeo.

Pertanto è ancora più auspicabile che le potenze del Mediterraneo cerchino di rassicurarsi reciprocamente e di rendere il Mediterraneo un mare sicuro, libero dalle tempeste della guerra, da cui non possa sorgere alcun motivo di conflitto. I pericoli terrestri in Europa sono già abbastanza seri senza questa ulteriore complicazione.

Mi piace pensare al Mediterraneo come a una via libera e sicura per tutte le nazioni, grandi e piccole, che hanno interessi nelle sue acque. Mi pare che il signor Mussolini nel suo ultimo discorso non abbai chiesto nulla di più. Ma non ci può essere alcun progresso verso questo auspicabile obiettivo finché il popolo italiano è spinto dal suo governo a considerare la Gran Bretagna come una potenza la cui forza si è consumata, come uno stato la cui grandezza è finita e il cui declino diventerà sempre più pronunciato con il passare degli anni. In un tale clima, l’ambizione italiana e la diffidenza britannica inevitabilmente cresceranno di pari passo.

Non ci si può nemmeno meravigliare del fatto che tali idee pericolose abbiano trovato terreno fertile in Italia. I nostri sforzi ben intenzionati e il nostro esempio di disarmo negli anni precedenti al 1936, il carattere debole e apatico del nostro governo, la propaganda stridente del pacifismo nel nostro Paese, il rilassamento della nostra autorità in India, la riluttanza dei nostri giovani ad arruolarsi nell’esercito se non in tempo di guerra—tutto ciò ha contribuito a conclusioni che potrebbero non essere vere ma che sono ritenute tali.

Ma quei giorni stanno passando. La Gran Bretagna ha iniziato un grande riarmo. La sua ricchezza e la sua potenza finanziaria, la solidità delle sue istituzioni, le sue vaste risorse e connessioni, sostengono questa rinascita. La flotta britannica è ancora incomparabilmente la più potente in Europa. Sono previsti enormi investimenti anno dopo anno nel prossimo futuro. Ci vorranno diversi anni prima che la nuova marina tedesca possa avere una reale capacità operativa, tranne che per i sottomarini al di fuori del Baltico. Certamente, per i prossimi quattro o cinque anni, la potenza navale britannica a disposizione fuori dalle acque nazionali sarà molto grande. Rispetto alla situazione prebellica, quando nel 1912 trovai necessario ritirare lo squadrone da battaglia dal Mediterraneo e mantenerne il controllo in modo tacito con i francesi con un solo squadrone di incrociatori da battaglia, e anche per quanto riguardava le flotte esistenti, oggi siamo certamente molto più forti in termini di potenza navale disponibile. La minaccia dei sottomarini è stata sensibilmente ridotta grazie a nuove invenzioni, e le acque profonde e limpide del Mediterraneo offrono un teatro molto meno favorevole alle operazioni sottomarine rispetto alle acque torbide e poco profonde del Mare del Nord o del Canale della Manica. Resta sempre la questione dell’aviazione. Ma anche in questo caso, le ingenti spese che si stanno ora sviluppando dovrebbero alla fine dare i loro frutti.

Inoltre, la Gran Bretagna non è sola nel Mediterraneo. Ha amici potenti e preziosi. L’evoluzione degli eventi in Europa porterà inevitabilmente la Gran Bretagna e la Francia a una collaborazione sempre più stretta. Sono ben note le relazioni amichevoli tra la Gran Bretagna e la Grecia e la Turchia. Nessuno può ora prevedere quale sarà il futuro assetto della Spagna. In ogni caso, vi è un buon numero di Stati con risorse vaste e variegate, tutti interessati a mantenere la pace nel Mediterraneo. Possa l’Italia unirsi a questo nuovo patto regionale di fiducia e buona volontà, e rendere queste acque storiche un’ area vasta e benefica di libero movimento e tranquillità.


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