a cura di Patrizio Giangreco
Gabriele Genah IO WINSTON Il romanzo in prima persona della vita di Churchill.(Solferino, Milano novembre 2024).
Finora di autobiografie di Winston Churchill si conosceva soltanto quella da lui scritta negli anni trenta e che racconta la sua vita fino alla fine delle avventure bellico-giornalistiche e la conquista di uno scranno ai Comuni che egli prefigurava come uno scambio di testimone con suo padre, lord Randolph, nell’agone parlamentare di Londra.
Un’opera di grande fascino letterario, come quasi tutte quelle “sfornate” da colui che, addirittura”, vincerà il premio Nobel per la letteratura che, assegnatogli per le sue memorie della seconda guerra mondiale, rinnoverà in modo sublime il suo carisma di corrispondente di guerra. Non a caso, l’autobiografia che si ricordava prima era pubblicata con i titoli emblematici di “My Early Life” nella edizione britannica e di “A Roving Commission” in quella statunitense. D’altra parte, le sue memorie della seconda guerra mondiale possono essere viste anch’esse, in parte, come una autobiografia, date le circostanze che l’autore aveva vissuto in prima persona da lui riportate con taglio espressamente narrativo.
Occorre evidenziare che l’autobiografia genuina e originale trova poco terreno di crescita nell’attuale produzione letteraria, molte di queste pongono in copertina il soggetto (autore virtuale) per poi farlo affiancare da un ghost-writer che ne rafforzi la struttura e i contenuti. Per contro, si devono registrare dei veri capolavori classici che sono conosciuti come autobiografie ma sono scritte da autori di alto profilo, un esempio per tutti: “Le Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar.
Sgombrato il campo da possibili equivoci che potrebbero indurre a ricercare nella produzione di Churchill altri esempi di un genere letterario da lui percorso solo occasionalmente, possiamo dire che con ‘Io, Winston’ ci troviamo di fronte a un’opera i cui contenuti risultano essere di marcato valore letterario, permettendoci di affermare che il suo Autore padroneggia in maniera molto convincente il materiale che egli ha dovuto recuperare e assemblare. Lo stesso Autore ha usato una “technicality” che da una parte costituisce un paracadute contro facili critiche di inverosimiglianza e disinformazione, e dall’altra la possibilità di riportare brani da opere diverse; tale metodo è consistito nello stampare in corsivo, con la precisa indicazione delle fonti di quei brani, pezzi più o meno lunghi che costituiscono una sorta di certificato di garanzia da contraffazione.
Coloro che hanno già letto biografie di Winston Churchill, in particolare le due o tre maggiori, leggendo questa “autobiografia” non avranno difficoltà a riconoscere fatti, luoghi e personaggi trattati in quelle opere e ripercorreranno gli stessi eventi, descritti dall’Autore reale che parla per bocca di quello virtuale, con il medesimo pathos e le stesse emozioni, legate anche alle circostanze storiche oltreché a quelle personali. Allo stesso modo e con maggiore impressività, coloro che hanno sfogliato o che continuano a sfogliare le biografie “per immagini” di WSC contemporaneamente ai testi delle biografie letterarie, vedranno, in modo del tutto naturale scorrere quelle istantanee come in un film.
Tutto ciò nel pieno rispetto e con la guida di un filo cronologico molto preciso e reale.

Un bellissimo brano narrativo è quello che l’Autore reale fa apparire a Churchill mentre questi dipinge nel suo studio, il colloquio con lo spirito del padre, lord Randolph. In questo dialogo è concentrato il percorso di vita del Grande Inglese. E’ un passo di suggestiva narrazione di cui lasciamo ai lettori scoprire quanto il figlio racconta al padre attraverso i decenni già vissuti.
Questo ambito emozionale/nostalgico, reso perfettamente dall’Autore nelle parti che vi fanno riferimento, ci fa incontrare aspetti intimi di Churchill, facendo perfino entrare in scena moglie e figli al momento necessario. Facciamo, in tal caso, riferimento agli incontri con Clemmie che lo raggiungeva “al fronte” e tra una conferenza e l’altra con gli altri due “Grandi” Roosevelt e Stalin.
L’ultimo commento da esprimere riguarda proprio l’Autore del libro, Gabriele Genah, che, come specifica il risvolto di copertina, è un “giornalista puro” ed è alla pubblicazione del suo primo libro, un inizio che si può definire senz’altro magistrale, degno del soggetto dell’autobiografia.
Un’osservazione di carattere editoriale che da molto tempo sentiamo di fare, nella speranza che possa suscitare interesse e voglia di migliorare da parte degli addetti ai lavori editoriali, consiste nell’evidenziare che circa il 70% dei libri storici, filosofici, scientifici mancano, alla fine del volume, di un indice analitico dei nomi citati nel testo. Ciò implica che allorquando si è terminata la lettura del libro per risalire ad un personaggio, ad una sua descrizione o a un suo intervento, è praticamente impossibile farlo senza l’aiuto dell’indice analitico. In tal modo il libro senza indice analitico si pone come uno strumento freddo non utilizzabile per ulteriori ricerche. Si spera che gli editor possano porre rimedio a tale mancanza facilmente superabile, crediamo, con facili sistemi informatizzati e senza dover ricorrere, per forza di cose, agli e-book.
P.G.

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