Churchill150 – L’intervento del Ministro Nordio 3/3

Foto di Roberta Fulciniti ©ICS Italia

Le nostre celebrazioni per il 150o anniversario della nascita di Winston Churchill, organizzate a Roma lo scorso 29-30 novembre, hanno avuto il privilegio di ospitare il Ministro della Giustizia On. Carlo Nordio in qualità di keynote speaker.

Un vero onore per l’International Churchill Society Italia, reso ancora più speciale dalla delega concessa al Ministro che ha partecipato in rappresentanza ufficiale del Governo italiano.

Un intervento ricco di suggestione, citazioni erudite ed emozione, che ci sentiamo di riproporre per tutti coloro non hanno avuto modo di presenziare.

Un viaggio nel mondo Churchill di circa 20 minuti raccontato da un vero Churchilliano doc, che riproponiamo in tre parti.

“Non ebbe un esito felice nella vittoria.

Lui diceva nella vittoria magnanimità, questo mostra la sua grandezza.

Però dal ’43 in poi la sua figura, la figura del British Empire fu offuscata dalla presenza degli americani.

La potenza americana, che ormai sovrastava quella britannica, rese inevitabile il comando delle forze armate al General Eisenhower.

Sappiamo anche quanto a Yalta Churchill sia stato in un certo senso quasi umiliato da incontri bilaterali tra Roosevelt e Stalin.

Roosevelt era malato, Roosevelt era per certi aspetti unfit, inadeguato in quel momento davanti al colosso di Stalin.

Stalin cercò addirittura di ubriacare Churchill per renderlo più malleabile. A cena gli serviva la vodka mentre il suo cameriere, a Stalin, gli serviva acqua. Ma prima di distruggere Churchill davanti ai bicchierini di vodka ce ne voleva, e infatti Churchill tenne duro.

Però andò come andò, Churchill aveva capito benissimo come sarebbe andata, la sua strategia per esempio era quella di attaccare l’Europa non dalla Francia ma dal suo ventre molle, cioè proprio dall’Italia, dalla zona balcanica, per tagliare dunque l’Europa e arrivare a Berlino prima dei russi perché sapeva poi quale sarebbe stata la fine dell’Europa dell’Est una volta invasa dall’armata rossa.

Militarmente va detto che sarebbe stata un’impresa molto, ma molto ardita e che tutto sommato avevano ragione Marshall e Eisenhower a voler invadere la Francia dalla Normandia. Però politicamente parlando aveva visto molto più in là rispetto a quello che aveva visto, o stesse vedendo Roosevelt, o lo stesso Eden, che era il suo vice.

Vorrei chiudere rievocando un’altra cosa come Churchill scrittore. C’è un libro molto bello The wicked wit of Winston Churchill, con tutte le sue battute più brutali.

Alcune sono famose, come quando la lady gli disse “se io fossi sua moglie metterei il veleno nel caffè”; e lui disse “se io fossi suo marito quel caffè lo berrei volentieri.

Ma come Mozart, Churchill seppe elevare anche la volgarità alla dignità del genio. Sapete che Mozart scrisse delle cantate innominabili da coprofilo, abbastanza volgari come titolo, ma mobilitate dalla musica.

Churchill seppe nobilitare anche le sue battute, un po’ volgarucce. Tutti conoscono quella, credo sia stata anche riportata nel film quando sta seduto nel suo bagno privato e bussano alla porta e dicono “c’è il Lord Privy Seal che chiede di lei… (toc toc) sono occupato, (toc toc) sono occupato…” e Churchill gli risponde “dica al Lord che posso avere a che fare con un solo stronzo per volta”.

Geniale!

Ma ce n’è un’altra che pochi forse conoscono. Un giorno Churchill era nella Camera dei Comuni e ricevette un bigliettino dal suo segretario che stava in alto e gli disse “Sir, your fly is unbottoned” – ha la cerniera dei pantaloni aperta – e lui gli scrisse indietro un bigliettino – e lo dico in italiano – “non preoccupatevi, gli uccelli morti non cadono mai dal nido”.

Fu una battuta un po’ volgaruccia, ma dimostra la genialità dell’uomo.

Come finire questa lunga galoppata.

Churchill morì sul suo letto a 90 anni, dopo un periodo anche di depressione, però si trovò malato di quelli che Voltaire chiamava petit avertissement, cioè piccoli infarti, piccoli crisi cerebrali.

Però Lord Moran, nel suo libro Churchill, duro a morire, descrisse fino alla fine della sua vita fu più che accettabile per il modo in cui si era condotto.

Fu sepolto con un funerale di Stato, di cui aveva previsto fino al dettaglio, comprese le musiche. La più bella, la marcia funebre del Saul di Handel, era quella che più si adattava, secondo me ancora più di quella di Beethoven dell’Eroica, alla sua grande personalità.

Grazie.

Fine terza parte


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