Churchill150 – L’intervento del Ministro Nordio 1/3

Foto di Roberta Fulciniti ©ICS Italia

Le nostre celebrazioni per il 150o anniversario della nascita di Winston Churchill, organizzate a Roma lo scorso 29-30 novembre, hanno avuto il privilegio di ospitare il Ministro della Giustizia On. Carlo Nordio in qualità di keynote speaker.

Un vero onore per l’International Churchill Society Italia, reso ancora più speciale dalla delega concessa al Ministro che ha partecipato in rappresentanza ufficiale del Governo italiano.

Un intervento ricco di suggestione, citazioni erudite ed emozione, che ci sentiamo di riproporre per tutti coloro non hanno avuto modo di presenziare.

Un viaggio nel mondo Churchill di circa 20 minuti raccontato da un vero Churchilliano doc, che riproponiamo in tre parti.

“Grazie per l’invito.

Signor Ambasciatore, signori ospiti, è difficile parlare dopo questi due interventi così importanti. Questo è un tributo mio personale, a un genio dell’umanità quale raramente se ne vedono se non nell’arco di secoli o di millenni.

Churchill scrisse la storia tanto bene quanto la fece, e in questo soltanto Giulio Cesare può stargli ad eguale.

Dovendo spiegare la ragione per cui io sono qui, posso dire che io sono stato in visita con una riverente commozione al castello di Blenheim dove è nato. Quasi per sbaglio, anzitempo come se avesse fretta di entrare nel corso della vita, così scrisse lui nelle sue memorie, durante il ballo del Duca di Marlborough.

Churchill però, benché discendente del Duca di Marlborough, era del ramo cadetto e se scrisse, come è stato detto, più di 8.000 articoli e vari libri lo fece per mantenersi, perché non aveva una lira.

Sono stato a Chartwell, dove lavorò e visse. Sono stato anche di recente nel War Room, che è stata restaurata, a Londra. E sono stato a Blaidon, nel cimitero dove è sepolto, piccolo cimitero che guarda il castello di Blenheim.

Churchill fu l’ultimo, secondo me, ha detto giustamente il mio amico Calenda, uomo dell’epica. Secondo me fu l’ultimo grande rinascimentale, l’ultimo grande uomo che sapeva coniugare il pensiero con l’azione. Amava la vita, beveva, fumava, faceva sport anche soprattutto in gioventù. Era un grande soldato. Diresse sciabola in mano una carica contro i dervisci a Omdurman. Fu fatto prigioniero durante la guerra dei Boeri. Scappò. Scrisse i suoi resoconti di questa fuga e si lamentò quando il governo Boero mise sulla sua testa una taglia di 25 sterline, dicendo che era troppo poco.

Poi diventò ministro. Fu nominato Primo Lord dell’Ammiragliato, cioè ministro della Marina, nel 1914, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando tutti erano impreparati durante quella che fu chiamata ‘l’esplosione dei cannoni di agosto’, ma lui disse che per fortuna la Marina era pronta. Poi ebbe la disgrazia rievocata dei Dardanelli, di Gallipoli, e quando si dimise non andò a brigare per avere un altro posto, ma andò come Maggiore a comandare un battaglione nelle Fiandre. Poi fu nominato Ministro delle Munizioni, e poi alla fine, dopo vari cambiamenti anche di partito, fu nominato Ministro delle Finanze.

Non era un grande economista, secondo me, Churchill, non era un posto adatto a lui.

Alla fine degli anni venti era considerato un politico ormai perduto. E invece negli anni trenta, diede non il meglio di sé – il meglio di sé l’avrebbe dato dieci anni dopo – ma dimostrò la sua grande chiaroveggenza quando per primo capì le mire imperialistiche di Hitler.

Nelle sue memorie della Seconda Guerra Mondiale, nel primo volume ‘From War to War’, descrisse e citò tutti i suoi discorsi parlamentari quando Hitler iniziò prima a invadere la Renania, che era smilitarizzata, poi raggiunse la parità aerea con la Gran Bretagna, dimostrando appunto le sue mire imperialistiche.

E poi poco a poco, come è stato rievocato, cominciò a mangiarsi l’Europa, prima l’Austria con l’Anschluss, e poi la Czechoslovakia. La Vergogna di Monaco, ricorderete, quando la guerra sembrava imminente e per l’intervento di Mussolini fu convocata a Monaco quella conferenza nella quale le democrazie occidentali, Daladier per i Francesi, Chamberlain per gli inglesi, si trovavano di fronte ai due dittatori e cedettero una parte della Czechoslovakia, cioè i sudeti, con il povero presidente Benes che stava fuori dell’uscio.

Chamberlain ritornò sventolando il trattato, o meglio un foglio di carta, dove c’era l’accordo di Monaco dicendo “abbiamo salvato la pace con onore”. Churchill gli rispose “avete perso l’onore e non avrete la pace.”

Poi Hitler cercò di mangiarsi anche la Polonia e con Danzica alla fine scoppiò la guerra mondiale.

Churchill fu richiamato come Primo Lord dell’Ammiragliato proprio allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Le grandi navi della Royal Navy si scambiarono il messaggio “Winston is back”. Ritrovò la stessa carta geografica che aveva all’Ammiragliato durante la Prima Guerra Mondiale.

Poi quando nel 1940 Chamberlain disse che Hitler aveva perso l’autobus dopo la fallita – che poi in realtà avrebbe avuto successo – invasione della Norvegia, proprio il 10 di maggio del 1940, mentre nelle Ardenne le truppe di Guderian e di von Rundstedt stavano tagliando in due il fronte e aggirando la linea Maginot, Churchill fu chiamato a guidare nell’ora più buia quello che è stato forse il suo momento più bello.

Fine prima parte – leggi parte 2


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