Di P. Giangreco (apparso originariamente su Finest Hour n.173 Estate 2016)
L’Italia, una passione durata una vita. Dai primi viaggi in età giovanile, alla luna di miele a Venezia. E poi l’incontro con Mussolini a Roma, gli anni della guerra, e la passione per la pittura e le coste del BelPaese che ne solleticavano l’anima fino ad età avanzata. Patrizio Giangreco ci porta alla scoperta dell’affetto mai sopito che Churchill ha nutrito verso l’Italia.
Venti di guerra
Il 1939 fu un anno cruciale nella storia dell’Europa; il 18 marzo finiva la guerra civile spagnola con la vittoria del Caudillo Francisco Franco; la Germania procedeva a rapidi passi verso lo scoppio della seconda guerra mondiale. Winston Churchill ritornò al governo come Primo Lord dell’Ammiragliato e, quindi, l’anno successivo, con la nomina a Primo Ministro, gli furono affidate le sorti dell’Impero Britannico e di tutta l’Europa libera. Uno dei suoi primi atti ufficiali, suggeritogli accoratamente dall’appeaser Lord Halifax, fu di rivolgere un appello a Mussolini in un estremo tentativo di evitare la guerra.
Il 16 maggio 1940, il Primo Ministro britannico invia al Duce italiano una lettera, caratterizzata dai toni lirici e densi di pathos tipici della sua prosa, nella quale, ricordando i loro precedenti incontri e le parole di pace e di buona volontà ivi pronunciate e richiamandosi alle comuni radici latine e cristiane dei loro popoli, invita chi ha nelle mani le sorti del popolo italiano e forse, in quei giorni, dell’intero mondo libero, a riflettere sulla possibilità, ancora reale, di fermare un fiume di sangue destinato a scorrere tra i rispettivi popoli e che intorbiderà il Mediterraneo.
Mussolini risponderà a questo appello di pace e di richiamo alla responsabilità sui popoli con parole di rancore per le sanzioni comminate all’Italia che cercava “un posto al sole” e dichiara, inoltre, di non voler tradire il “patto d’acciaio” con la Germania di Hitler.
Sono queste le uniche lettere scambiate tra Churchill e Mussolini, i cui originali sono custoditi nei rispettivi archivi di stato, del fantomatico carteggio su cui sono stati scritti innumerevoli libri e articoli, e su cui sono state fatte svariate congetture sulla sua autenticità, ma di cui non è stato prodotto un solo originale (ved. FH 149 – 168).
Nemico senza rancore
Scoppia così l’inevitabile guerra tra Italia e Gran Bretagna e già dai primi mesi si delinea quello che può essere considerato uno scontro diretto tra il Primo Ministro e il Duce. Mussolini non perderà occasione di attaccare e sbeffeggiare Churchill anche sul piano personale e, allo stesso modo, Churchill, nei suoi discorsi ai Comuni, additerà Mussolini come il solo responsabile ad aver trascinato il popolo italiano in un’inutile carneficina.
Il 25 luglio 1943, con la sfiducia di Mussolini da parte del Gran Consiglio del Fascismo e la sua destituzione da parte del re Vittorio Emanuele III, unitamente con gli sbarchi in Sicilia degli Alleati che erano da poco cominciati, costituirà il giro di boa del conflitto in Europa ed anche dei rapporti tra Italia e Regno Unito.
Dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre, la posizione di Churchill nei confronti dell’Italia abbandonò i sentimenti di avversione e disprezzo che caratterizzarono i rapporti tra i due paesi nel corso del conflitto. Churchill attribuì sempre all’Italia una responsabilità relativamente inferiore a quella della Germania nell’aver provocato la catastrofe bellica in Europa, e anche nei confronti di Mussolini la sua avversione era meno viscerale di quella che nutriva per Hitler. Rimase, infatti, molto contrariato quando seppe che il Duce era stato giustiziato e, soprattutto, aborrì il modo in cui era stato trattato il cadavere a piazzale Loreto a Milano, ma fu ancora più dispiaciuto che lo stesso trattamento fosse stato inflitto a Claretta Petacci che egli riteneva del tutto estranea alle drammatiche vicende di quei giorni.
La campagna d’Italia
Winston Churchill è stato l’unico leader politico di una nazione democratica in guerra a ricoprire in prima persona anche il ruolo di leader militare e a comportarsi di conseguenza. Il suo passato ha profondamente caratterizzato il suo modo di guidare il proprio paese negli anni di guerra, egli, infatti, dimostrava una vera passione per le operazioni militari, per l’impostazione della strategia e, perfino, per la conduzione delle azioni tattiche, forte anche di una personale competenza formatasi in gioventù sui campi di battaglia dell’impero vittoriano dove egli era in prima linea.
Negli anni della seconda guerra mondiale dimostrò una sorta di attrazione fisica ad essere presente sui vari fronti, e non poté quindi rinunciare ad essere presente sul fronte italiano nel periodo cruciale di svolta delle sorti del conflitto.
Il suo periodo di permanenza in Italia durò ben 17 giorni, nel corso dei quali fu in continuo movimento sul fronte di guerra e nelle principali città, dimostrando una vitalità e una resistenza fisica davvero prodigiose per un uomo delle sua età e nelle sue condizioni di salute.
L’11 agosto 1944 atterrò all’aeroporto di Napoli provenendo da Londra via Algeri, lo accompagnava lo staff di fedelissimi sempre presenti nei suoi spostamenti: l’onnipresente medico Charles Wilson (poi divenuto Lord Moran), l’aiutante di campo comandante Charles (Tommy) Thomson, i segretari Leslie Rowan e John Peck, gli aiutanti Jacob e Dixon.
Il diario di quei giorni è davvero impressionante, e può essere rivissuto attraverso questa sequenza cronologica.
– 11 agosto: arriva a Napoli e si installa a Villa Rivalta, sulla riva della splendida collina di Posillipo, ospite del Gen. Sir Henry Maitland Wilson, Comandante Supremo Alleato del Mediterraneo.
– 12 agosto: a Caserta (quartier generale di Wilson) incontra Tito, capo della resistenza jugoslava.
– 13 agosto: visita le isole di Ischia e Capri, dove si rilassa con bagni di mare e giri turistici.
– 14 agosto: va in Corsica con il C-47 Dakota del Gen. Wilson.
– 15 agosto: si imbarca sul cacciatorpediniere HMS Kimberly per assistere allo sbarco alleato sella costa meridionale francese (operazione Anvie-Dragoon).
– 16 agosto: ritorna a Napoli.
– 17 agosto: parte per Cassino dove incontra il Gen. Sir Harold Alexander, comandante del XV Gruppo di Armate alleate. Ispeziona a fondo i luoghi della battaglia e vola sull’Abbazia. Dopo Cassino, con l’aereo di Alexander raggiunge Siena. Alloggia in un castello, villa Placidi, in località Vignano, poco fuori la città. Trascorre due giorni a lavoro.
– 19 agosto: si sposta in aereo sul fronte adriatico, a Marina di Cecina incontra il Gen. Mark Clark, comandante della V Armata americana. Incontra le truppe RAF. Si sposta a Castiglioncello e visita il fronte accompagnato da Clark. Pranza a Cecina con Clark, Alexander e i più importanti generali americani. A fine giornata torna a Siena esausto.
– 20 agosto: va con Alexander a San Casciano.
– 21 agosto: con il suo staff vola a Roma con il Dakota di Alexander. Alloggia presso l’ambasciata britannica, incontra suo figlio Randolph, Harold MacMillan (Ministro residente), il Maresciallo Sir Alan Brooke, I generali Sir Henry Wilson e Reginald Leeper e il Maresciallo della RAF Sir Charles Portal.
– 22 agosto: incontra Ivanoe Bonomi, neo capo del governo italiano, il Maresciallo Pietro Badoglio e il Principe Umberto, Luogotenente Generale del Regno d’Italia, del quale apprezza l’impressione di determinatezza e affidabilità che dimostra.
– 23 agosto: incontra in Vaticano il papa Pio XII. Udienza formale, secondo il fastoso cerimoniale della corta pontificia, ma il colloquio si svolge in un’atmosfera di grande cordialità e quasi familiarità. Il Papa e il Primo Ministro si erano incontrati, per la prima volta, in occasione dell’incoronazione di Giorgio V nel lontano 1911, allorquando Mons. Eugenio Pacelli rappresentò il papa Pio X con la delegazione Pontificia.
Pio XII, che non era persona di grandi slanci sentimentali, esprime la sua profonda ammirazione per le qualità personali di Churchill mentre quest’ultimo afferma di considerare Pacelli il più grande uomo dell’epoca. A sera ritorna a Siena.
– 24 agosto: lavora e si riposa riflettendo sugli incontri avuti.
– 25 agosto: Alexander lo conduce sul fronte adriatico dove operava l’VIII Armata britannica al comando del Gen. Oliver Leese.
– 26 agosto: a Loreto, dove incontra il generale polacco Wadislaw Anders. Churchill si trovava proprio sulla linea del fuoco da cui Alexander avrebbe lanciato un grande attacco contro i tedeschi. Sicuro di fargli molto piacere, il generale lo accompagna ad un osservatorio sopraelevato nel paese di Montemaggiore, da dove pu seguire le operazioni. A fine giornata raggiunge l’aeroporto di Jesi, nelle Marche, e ritorna a Napoli a Villa Rivalta dove incontra Clement Attlee, suo vice, e George Hall, sotto segretario del Foreign Office.
– 27 agosto: l’ammiraglio Morse lo accompagna a Procida, la terza incantevole isola del Golfo di Napoli.
– 28 agosto: il giorno della partenza dall’Italia. Invia un telegramma a Roosevelt e scrive un messaggio di incoraggiamento agli italiani, nel quale esprime la sua commozione per le manifestazioni di amichevole accoglienza avute dovunque si sia recato, inoltre riconosce che gli italiani erano caduti loro malgrado sotto la feroce dittatura fascista, e gli inglesi erano ora disposti ad aiutare l’Italia a rientrare nel novero delle nazioni libere e pacifiche. Nel pomeriggio riparte da Napoli per Londra.
Continua la lettura con la terza parte…

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