Di P. Giangreco (apparso originariamente su Finest Hour n.173 Estate 2016)
L’Italia, una passione durata una vita. Dai primi viaggi in età giovanile, alla luna di miele a Venezia. E poi l’incontro con Mussolini a Roma, gli anni della guerra, e la passione per la pittura e le coste del BelPaese che ne solleticavano l’anima fino ad età avanzata. Patrizio Giangreco ci porta alla scoperta dell’affetto mai sopito che Churchill ha nutrito verso l’Italia.
Amore a prima vista
Era l’agosto del 1893 quando Winston Churchill, a 19 anni, mise per la prima volta piede in Italia. Proveniva dalla Svizzera dove si era recato con un amico in quello che doveva essere un viaggio premio per aver finalmente superato gli esami di ammissione al Royal Military College di Sandhurst.
Durante il soggiorno svizzero il giovane Winston visse una delle tante avventure pericolose che caratterizzarono i suoi anni giovanili, era infatti fortunosamente scampato, durante una gita in barca sul lago di Ginevra, a una forte tempesta che si era improvvisamente scatenata, riuscendo a risalire sulla barca da dove si era tuffato e anche a salvare l’amico che era con lui.
Milano lo impressionò per l’attivismo dei suoi abitanti, ma fu maggiormente e più favorevolmente colpito dalle compagnie femminili. Anche durante la sosta milanese non rinunciò a una gita in barca, questa volta sul Lago Maggiore, per ammirare le straordinarie bellezze delle Isole Borromee e i loro incantevoli giardini, bellezze che descrisse in termini entusiastici nelle lettere a sua madre.
Il giovane Churchill rimase talmente entusiasta della sua visita, che fece ritorno nel BelPaese nel 1908. Tappa di questa nuova visita fu Venezia, in occasione della luna di miele con la sua amata Clementine.
L’incontro con Mussolini
Dovevano passare 19 anni prima che Churchill, nel gennaio del 1927, ritornasse in Italia. All’epoca ricopriva la carica di Cancelliere dello Scacchiere nel governo Baldwin e aveva organizzato un viaggio in Europa con la moglie Clementine e i figli Randolph e Sarah, prima di giungere a Roma avevano visitato Parigi, Madrid, Atene e Brindisi. A Roma Churchill, ospite dell’ambasciatore britannico in Italia, rimase incantato dai Fori Imperiali e, dedicandosi al suo hobby preferito, non mancò di ritrarli in alcuni dipinti eseguiti sul posto.
Nel corso del suo soggiorno romano, Churchill incontrò Mussolini, allora l’incontrastato capo del Fascismo e del governo italiano, scambiandosi le reciproche visite a Palazzo Chigi, sede del governo, e all’ambasciata britannica. Non era la prima volta che i due si incontravano, essendosi precedentemente incrociati alla conferenza di Locarno nel 1925. In quegli anni vi era una buona intesa tra Italia e Regno Unito, e oltremanica l’Italia era vista come un paese evoluto e all’avanguardia e, soprattutto, come un affidabile baluardo contro il pericolo di espansione del bolscevismo in Europa. Anche Churchill faceva suoi questi sentimenti di ammirazione verso il Duce, sia per la sua azione politica che per la persona, come dichiarerà esplicitamente in quei giorni in un incontro con la stampa italiana.
L’anno precedente, il 1926, la stessa Clementine, in una sua visita a Roma, aveva espresse ammirazione per Mussolini, con il quale ebbe un breve colloquio nel corso di un ricevimento all’ambasciata, rimanendone affascinata, come scrisse in una lettera a Winston, e in quella occasione Mussolini pregò la signora Churchill di trasmettere al marito i suoi sentimenti di amicizia e ammirazione.
Non è mai stato, quindi, un mistero che Winston Churchill considerava l’Italia e, in particolare, il suo capo di governo un modello da seguire. Questa ammirazione, condivisa dalla maggior parte del mondo politico britannico, era basata in gran parte sull’autentico terrore per il possibile espansionismo dell’ideologia comunista nell’Europa occidentale. In quegli anni, in cui la cometa Hitler doveva ancora sorgere, l’Italia e il suo Duce, il cui regime fascista, benché dittatoriale, non aveva raggiunto gli eccessi dei prossimi anni ’30 e il completo asservimento al nazismo, era vista come un possente ostacolo contro tale pericolo.
Differenze irreconciliabili
L’ammirazione da parte anglosassone del modello fascista durò per poco, e i dissidi cominciarono con l’ansia colonialistica italiana, in particolare con la guerra per la conquista dell’Etiopia, che andava a toccare gli interessi specifici dell’Impero Britannico e, di conseguenza, guastava irreversibilmente i cordiali rapporti tra Churchill e Mussolini.
Come effetto immediato della conquista italiana dell’Etiopia, avvenuta nel 1936, la Società delle Nazioni adottò durissime sanzioni economiche verso l’Italia, e i rapporti di questa con la Gran Bretagna furono irreparabilmente compromessi.
Churchill, per il momento privo di incarichi di governo, si prodigò personalmente per scongiurare la guerra coloniale italiana, anche facendo leva sulla sua personale amicizia con l’allora ambasciatore d’Italia a Londra Dino Grandi, il futuro liquidatore del regime fascista, che aveva rapporti di stretta amicizia con gran parte dell’establishment britannico e con numerosi esponenti dell’Upper Class.
E fu proprio Grandi che pagò la sua anglofilia con il suo richiamo in Italia e la nomina a Ministro della Giustizia, al fine di isolarlo dai suoi amici inglesi. In particolare, i rapporti di amicizia con Churchill, Grandi, italiano un po’ anomalo, li conservò per tutta la vita e, in occasione dei funerali del suo vecchio amico, in un articolo sulla rivista Epoca riconobbe l’aiuto che Churchill aveva dato alla sua famiglia affinché, dopo il 25 luglio, potesse sfuggire alla vendetta nazi-fascista e raggiungere al sicuro il Portogallo, cosa che, purtroppo, non riuscì a Ciano.
Continua la lettura con la seconda parte…

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